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Alla Marchesa di Barolo è legato
l’aneddoto che spiega come la fama del vino sia giunta
sino a Casa reale: Re Carlo Alberto avrebbe chiesto alla Marchesa
perché “non gli avesse mai fatto gustare quel
suo famoso vino del quale tanto aveva sentito parlare”.
“Presto, molto presto” rispose Giulia, quasi sfidando
il sovrano. Qualche giorno dopo i torinesi assistettero ad
una strana processione: videro passare per via Nizza a Torino
e sfilare per le vie delle città una lunga fila di
carri, ciascuno con la sua carrà di vino . I carri
erano diretti a Palazzo Reale, sede della Corte, e furono
fatti sfilare attraverso le vie centrali della città,
attirandosi la curiosità di tutta la popolazione: forse
il primo esempio di pubblicità del vino barolo…
I carri e le relative carrà erano trecentoventicinque,
uno per ogni giorno dell’anno, sottratti i quaranta
giorni di quaresima (la Marchesa, era molto pia).
Questo vino piacque moltissimo al Re, tanto che ne divenne
anch’egli produttore nelle sue terre di Verduno, dirette
dal generale Staglieno, già impiegato presso il Cavour.
E infatti la frequentazione della corte dei marchesi Falletti
e la loro amicizia con le famiglie più nobili fu di
enorme giovamento anche al vino che veniva prodotto sulle
loro terre di Barolo. I Falletti lo regalavano ai Savoia,
lo offrivano ai loro invitati nel loro salotto torinese, ne
rifornivano con liberalità gli amici. |
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